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Secondo lo storico della economia Joel Mokyr, la “rivoluzione industriale” è stata resa possibile non soltanto dal celebratissimo avvento della macchina a vapore ma anche dalla realizzazione – quasi sempre sottovalutata – di nuovi strumenti di misura. Sono stati questi ultimi, infatti, a consentire l’effettuazione di tutti i rilevamenti indispensabili per il progredire delle scienze e delle tecnologie.
La nobiltà intellettiva degli strumenti è palese nella discendenza etimologica del verbo latino instruere (predisporre, allestire, rendere atto a ….) ed è evidenziata dal significato odierno del nostro verbo “istruire”. Da tempo, la “metrologia” – ossia lo studio razionale delle misure, specialmente applicato alla definizione ed alla standardizzazione delle “unità” corrispondenti – è una disciplina scientifica al cui interno si sono persino sviluppate dissertazioni teoretiche ed implicazioni epistemologiche. Tra le sue espressioni storiche illustri vi sono il pendolo, l’astrolabio, gli orologi da torre e molti altri illustri “congegni”.
Esemplari sono gli eventi che hanno caratterizzato la storia dell’unità di misura delle lunghezze secondo il sistema decimale : il metro. Ma quanto è lungo un metro ? Nel 1791 i Francesi avevano equiparato il metro alla decimilionesima parte del quadrante di meridiano terrestre passante per Parigi; e, su questo assunto impossibile da verificare concretamente, avevano costruito, nel 1793, una barra – campione ( mètre des Archìves ) in platino – iridio. Quando l’affinamento dei mezzi tecnici e la contemporanea diminuzione delle tolleranze resero evidente l’inadeguatezza del “metro- campione”, l’unità fu definita, nel 1967, come 1.650.763,73 lunghezza d’onda della radiazione del nuclide “cripto” nel vuoto.
Successivamente anche questa misura apparve inadeguata, e, nel 1983, si passò a codificare il metro come la distanza percorsa dalla luce – nel vuoto – nell’intervallo di tempo di 1/299.792.458 secondi. Come si vede, in meno di due secoli,il progresso compiuto partendo dalle misure antropomorfe (pollice, palmo, braccio, piede ) è stato enorme; ma è prevedibile che in futuro siano necessarie formulazioni ancora più rigorose.
Strumenti meccanici, ottici, termici, pneumatici, elettrici, elettromagnetici, elettronici, elettrochimici, nucleari, etc “governano” un’infinità di macchine, impianti, dispositivi, processi; da essi dipendono anche la nostra salute e la nostra sicurezza. Eppure, come già ha detto Mokyr, la loro presenza e la loro importanza restano in ombra. Il riscatto del loro ruolo è, quindi, un tema ineludibile e doveroso.
Un’occasione preziosa per procedere in tale direzione ci viene offerta dall’I.T.I.S. di Terni, la cui cospicua raccolta di strumenti costituisce – assieme agli impianti dismessi ma intatti della Fonderia – un patrimonio archeo-industriale di grande rilievo. L’opera di preservazione attuata dall’Istituto è frutto di una sensibilità e di una lungimiranza non frequenti e degne, quindi, di plauso incondizionato.
Altrettanto apprezzabile è l’opera di schedatura di singoli strumenti, macchine ed attrezzi, eseguita secondo una codifica appositamente studiata. Il piano di valorizzazione messo a punto dalla Presidenza e dai Docenti è ricco, pertanto, di un valido rilievo culturale.
Al di là del sicuro successo dell’iniziativa, l’auspicato percorso museale offrirà anche motivi di riflessione: non solo per ciò che riguarda i progressi realizzati nel campo delle misure, ma anche per l’arduo cammino dell’Uomo alla ricerca dell’ “assoluto”.
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